Pierluigi Casolari si occupa dal 2002 di community online, social web e digital strategy. 
Nel 2006 – insieme a Edoardo Turelli – ha fondato la startup social Koinup.com – che ha avuto un buon successo di pubblico e diversi riconoscimenti – ora è incubata presso Working Capital, progetto Telecom Italia.
E da qualche mese sta lavorando insieme a Giancarlo Valente a StartupMarketing - una web app che aiuta le startup a costruire il proprio marketing plan.
1. Noi di Pinterestitaly abbiamo notato da tempo l’attenzione e lo spazio che stai dando nel tuo blog a Pinterest. Cosa ti incuriosisce di questo nuovo social network?
Ci sono diversi elementi che mi hanno colpito. Da un lato la semplicità di Pinterest, dall’altro la profonda complessità di questa semplicità. Mi scuso per il giro di parole. Ma è davvero sorprendente che con così poche funzionalità Pinterest, riesca ad essere così tante cose.
In un’intervista Silbermann uno dei fondatori ha detto che voleva che il prodotto fosse “vague” in modo che gli utenti potessero usarlo in modo creativo. Troppe feature infatti a volte limitano la creatività. E’ un’affermazione molto bella.
Da un lato Pinterest recupera un concetto che si era diffuso ai primordi del web 2.0 quello del social bookmarking, però lo trasforma in “bookmarking visivo” (pinboarding). Pinterest è infatti oramai il luogo dove si scoprono “cose belle”.
Ha una forte dimensione creativa, anche nel senso etimologico di “creatività artistica”. Da questo punto di vista mi ricorda le prime community di cui mi sono innamorato: Flickr, Deviantart.
Inoltre Pinterest in qualche modo è parte del nuovo filone della “content curation” (basti pensare che l”80′% degli “oggetti” sono repins, cioè ricondivisioni di contenuti trovati in Pinterest), sebbene sia molto più (e molto meno) di un tool di content curation. E’ semplice ma complesso, come molti altri grandi progetti.
2. Su Linkedin hai creato un gruppo dedicato esplicitamente a Pinterest nel quale si condividono idee e novità per il business. Chi interviene maggiormente in questo spazio: le aziende o gli esperti del settore? Quali sono le tematiche maggiormente trattate e qual è la percezione di Pinterest in Italia?
Intervengono principalmente gli esperti di settore. Ci sono interventi molto apprezzati anche da parte della redazione di Pinterestitaly (e ho qui l’occasione per ringraziarvi publicamente). Poi ci sono interventi di studiosi e appassionati dell’argomento come Gabriele Cazzulini, Futura Pagano, Paolo Valzania, Pasquale Alfano, e altri.
Le aziende ascoltano e monitorano, ci sono diversi CEO di agenzie che ascoltano le conversazioni. Le aziende si stanno lanciando su Pinterest – perchè buttarsi in ogni nuovo social è ormai un default del marketing digitale – ma in realtà non sanno quello che stanno facendo. Sul gruppo condividiamo studi, post e ricerche sugli usi di Pinterest come strumenti di marketing. Ma è un territorio ancora inesplorato. Non ci sono ancora le idee chiare su come misurano il ROI su Facebook, figuriamoci su Pinterest, dove nemmeno esistono gli account e le pagine aziendali.
3. In un tuo post hai proposto 4 idee per migliorare Pinterest (e io le appoggio totalmente), la mia idea è che o Pinterest evolve sfruttando l’onda di successo o rischia di morire. Tu che sei esperto del mondo delle start-up cosa prevedi per il futuro? E’ possibile che un boom tanto improvviso possa danneggiare una startup piuttosto che favorirla?
Ci sono state situazioni in cui l’hype ha fatto più male che bene.
Se si va a vedere che cosa c’è dietro ai meccanismi di hype che fanno impennare la copertura mediatica intorno a un determinato fenomeno si scopre che ci sono quasi sempre le grandi agenzie di comunicazione americane, che fanno contratti milionari per portare le aziende nell’ultimo “social di turno”. E che hanno tutti i vantaggi a portare dentro ai “social” le aziende.
L’utente finale viene scavalcato. Questo però si traduce in un danno anche per i social stessi. Anche perchè è vero che le aziende vanno dove sono gli utenti. Ma se è una community è impreparata a cogliere meccanismi di advertising, può essere totalmente deleterio. Pinterest è nato come una community e una community cresce soltanto se ha la possibilità di organizzarsi gradualmente e prendere forma.
Forse anche per questo Pinterest non ha ancora aperto gli account aziendali e le pagine per le aziende. Non è ancora del tutto chiaro in che modo questa grande community si organizzerà.
Pinterest comunque sta superando la fase di hype. E credo sia abbastanza solido per affrontare un eventuale crisi.
Non c’è dubbio tuttavia che ci siano effettivi problemi da affrontare: l’elemento di social discovery è il più importante. Se aumenta la massa di utenti, il rischio che il frastuono e il caos prevalgano diventa alto. Pinterest deve sviluppare strumenti per permettere agli utenti di vedere realizzati i propri obiettivi sul sito. Per esempio, trovare contenuti interessanti e affini ai propri gusti, scoprire facilmente contenuti nuovi, e persone con gusti affini. Ne avete parlato anche su Pinterestitaly.
Devo dire che qualcosa si sta muovendo in tal senso. Ho sbirciato la nuova pagina di login e sembra valorizzare molto di più il social discovery. Poi c’è l’argomento controverso delle API. Ora che Twitter sta chiudendo i rubinetti ai developers, in Silicon Valley tutti si stanno facendo la domanda: “API si , API no?”
5. Rakuten, il gigante giapponese dell’e-commerce, ha investito circa 100 milioni di dollari in Pinterest. Come un capitale di queste dimensioni può influenzare le scelte del team di Pinterest? Qual è il ruolo degli investitori nella vita di una start-up?
Non mi convince molto la partnership con Rakuten, anzi mi preoccupa. Per una startup della Silicon è un investimento senza senso. Quasi tutte i social sono finanziati da fondi di investimento e venture capital americani specializzati in questo tipo di startup. La scelta di farsi finanziare da Rakuten, mi fa pensare che Pinterest voglia differenziarsi dalle altre startup e seguire un percorso differente. Inoltre alcune affermazioni di Rakuten su Pinterest, mi fanno pensare che in futuro potrebbe esserci una sorta di e-commercializzazione di Pinterest, un po’ come ha fatto un suo competitor minore: Fancy. Sarebbe un’evoluzione inconsueta.
Ringraziamo Pierluigi ricordandovi di partecipare a Pinstreet Market – l’evento organizzato da Pinterestitaly per la Settimana della Comunicazione 1-7 Ottobre 2012!


Beatrice Nolli (@bnolli)
settembre 5, 2012
Pierluigi, cosa ne pensi dello studio secondo il quale il 44% dei marketers statunitensi non hanno alcun interesse in Pinterest? E’ un dato che può attenuarsi con l’arrivo di modifiche nella direzione della social discovery? E’ un dato fisiologico o dobbiamo pensare che Pinterest resterà fuori dai grandi numeri in termini di investimenti?
Davide Consonni
settembre 5, 2012
Intervista interessantissima all’ottimo Pier Casolari, che, oltre ad essere un web marketing spcialist, ha anche un’esperienza rilevante nel settore e-commerce.
Pierluigi Casolari
settembre 5, 2012
Grazie Davide, molto apprezzato da un ecommerce specialist come sei tu
Beatrice – tieni conto che Pinterest non è ancora attrezzato per il marketing delle aziende. Non ha rilasciato le API che consentirebbero lo sviluppo di social analytics (per le agenzie) e non ha abilitato gli account aziendali (fanpage) – Penso tra l’altro che con il layout attuale sia pressochè impossibile gestire advertising su Pinterest. E’ molto probabile che venga presa la strada della content curation (un po’ come fa Twitter con le “official #hashtags), dando alle aziende la possibilità di curare determinati contenuti postati dagli utenti . Il social discovery in questo senso potrebbe aiutare gli utenti a trovare i contenuti e con un uso più massiccio delle #hashtags si potrebbe cominciare ad avere un modello di business per le aziende.
Beatrice Nolli (@bnolli)
settembre 5, 2012
Grazie mille, risposta esaustiva ed efficace. Credo che la questione delle API unitamente alle pagine aziendali possano essere dei passi facilmente futuribili, altra cosa è l’adv che sinceramente non vedo di buon occhio quanto la prospettiva di offrire alle aziende la possibilità di “coltivare” determinati pin degli utenti. Speravo di leggere parole che potessero ipotizzare una crescita concreta di questo strumento.
Staremo a vedere…
Saverio Sca
settembre 5, 2012
Grazie, Pierluigi, per questo articolo.
Da non molto tempo ho cominciato ad occuparmi di web e social media marketing, e confesso di non conoscere Pinterest (cioè, so che esiste ed ho una vaga idea di cosa sia e come funziona, ma non ho un profilo). Il tuo articolo mi ha fatto venire voglia di conoscerlo meglio, dal momento che mi sto rendendo conto che è deputato ad acquisire una posizione importante nelle strategie di social marketing.
Pierluigi Casolari
settembre 5, 2012
Grazie a te Saverio. Se affronterà i problemi di cui abbiamo parlato – search / social discovery / rumore – Pinterest consoliderà la propria posizione. E’ chiaro però che per la sua natura non potrà mai assumere le dimensioni di Facebook o Google.