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Pietro Rocchetta Casadio

Quale futuro per la fotografia? Intervista a Pietro Rocchetta Casadio

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Fondato nel 1896, Foto Casadio è il più antico studio fotografico ancora esistente nel mondo. Pietro Rocchetta Casadio continua la tradizione di famiglia, che dura ormai da 4 generazioni, offrendo anche consulenze ai professionisti che si affacciano oggi al mondo della fotografia. Ci siamo conosciuti all’evento di Loveyourpix e sono ben felice di essere riuscita a ospitare sul nostro blog il suo punto di vista sullo stato della fotografia nell’era digitale.

1. Ciao Pietro, pur essendo molto giovane hai una tradizione centenaria alle spalle e il mondo della fotografia professionale deve essere molto cambiato in questi anni.

Ormai tutti hanno uno smartphone con fotocamera in tasca e si può facilmente accedere a oggetti con tecnologie molto più avanzate rispetto a 10 anni fa.

Secondo te questo cambiamento ha intaccato la professionalità del fotografo dando spazio all’improvvisazione oppure ha favorito la diffusione degli strumenti per apprezzare questa professione?

Molto giovane non più, i 40 sono prossimi, ma ancora in ottimo stato! 😉
La fotografia è cambiata anche ultimamente, ma non più di tante altre volte e non più drammaticamente di tanti passaggi tecnologici avvenuti nella sua storia quasi bicentenaria. Quando incontro oltranzisti dell’analogico (che pratico e insegno ancora) che si lamentano del digitale, addittandolo come la rovina o quale portatore di sventura, gli ricordo che nel passato la fotografia ha avuto ben più travolgenti cambiamenti…
Quando si passò dal dagherrotipo&simili al negativo su lastra, ci fu chi gridò allo scandalo perché con il negativo potevi ottenere facilmente più copie dell’originale, oppure basta pensare la lotta che derivò dall’arrivo del colore, cambiamento ben più rivoluzionario del passaggio da pellicola a sensore!
Che vuoi che ti dica, siamo una specie a cui piace discutere, che sia di calcio o di fotografia, tutti pensiamo di aver capito tutto e di poterlo insegnare. 😀

Il digitale è una grande cosa, un’evoluzione dovuta, ma il problema non è la diffusione dei mezzi (la foto era accessibile a tutti anche prima, e spesso con costi globalmente inferiori), quanto dall’incapacità sopratutto dei professionisti di gestire e capire economicamente un’evoluzione come quella che ci ha portato all’era del digitale.

Una professionalità in parte scemata insieme alla capacità di mantenere i compensi nell’ambito della sopravvivenza, nel senso che con guadagni e rincorse al ribasso, pochi sono rimasti i professionisti degni di tale appellativo, e tanti piuttosto sono diventati mediocri creatori di mediocri fotografie per una richiesta di immagini di livello altrettanto mediocre.

Anche la fotografia artistica ha subito, perché, come vedi anche tu sui media, tante sono copie di immagini già viste, mentre poche sono delle reali nuove proposte. Questo non vuol dire che la fotografia non abbia ancora tanto da dire e proporre, solo che devi scremare molto, molto di più e incontrerai molto meno spesso dei progetti e delle idee innovative.
Nel mio lavoro di consulente incontro molti fotografi, ed ho la fortuna di conoscerli a fondo, capendone le reali capacità, nel bene e nel male. Anche io faccio il fotografo, e con soddisfazione, ma mi sono sempre detto che continuerò a sostenere altri professionisti, finché fra essi troverò giovani o meno giovani che possono innovare tecnicamente, ma soprattutto creativamente questa professione, ricaricando anche la mia passione.
I giovani spesso cerco di inserirli nel mio studio o in altri di colleghi, ma non è facile inserire o affiancare artisti spesso egocentrici in gruppi di lavoro utili a crescere. Credo in questa professione, tanto da creare situazioni continue anche per fare lavorare gli altri.

 

2. Molto spesso in Rete si utilizzano immagini non proprie senza riconoscerne un valore economico o, almeno, attribuirne la paternità. D’altro canto, la Rete fornisce moltissimi strumenti per promuovere il proprio lavoro e le proprie competenze.

Immagino che mettere il proprio portfolio in Rete può essere un rischio o un’opportunità. Un fotografo professionista come può uscire da questo “dubbio amletico”?

Non esiste alcun dubbio, non deve esistere, mettere il proprio portfolio in Rete è essenziale, anzi obbligatorio. Se non sei in Rete non esisti, neppure per il tuo vicino di casa.

Proteggere le tue immagini è il tuo dovere, rispettarlo il dovere altrui (trovare non vuol dire possedere), sanzionare l’abuso è un obbligo che presto sarà facilmente raggiungibile, trasformando molti fotografi in professionisti del recupero crediti. :-/

Tornando a cose più piacevoli, quando carichi in rete devi distinguere cosa è la tua vita privata (vedi profilo privato social network) e quella professionale/artistica (scelta siti, creazione pagine, ottimizzazione social media, ricerca indirizzi di ampia diffusione, viralità…), un lavoro complesso e non esistono ricette uniche perché ogni artista rende al meglio con strumenti differenti. Poi a tutto questo deve esistere un’altrettanto attivo presenzialismo nella vita reale (mostre, eventi, contatti), specie se miri alla professione.

Pietro Rocchetta Casadio

 

3. Pinterest è una piattaforma per la condivisione delle proprie passioni tramite immagini. Secondo me tra i pregi di questo social network c’è l’altissima qualità delle immagini selezionate dagli utenti e che ne formano il database.

Hai avuto modo di esplorare Pinterest? Condividi la mia visione sull’estetica della piattaforma?

[Tweet “La qualità delle immagini su Pinterest è emotivamente alta”]

E questo è indubbio. Ha una freschezza che poche altre realtà possono vantare, e fortunatamente genera una quantità elevata di proposte nuove. Più della media vista finora, ma soprattutto contiene meno immagini secondarie, ma non è e non deve essere l’unico mezzo da usare. Ci sono parecchie zone di elevato interesse fotografico in rete, ed è essenziale partecipavi ed arrivarci con le giuste immagini al momento di massima propensione all’espansione.

4. Il layout di Pinterest segue una tendenza ormai diffusa in Rete: l’immagine è il mezzo di comunicazione per eccellenza e lo spazio per la comunicazione verbale è minimo. Secondo te stiamo diventando più “pigri” o sta solo evolvendo il nostro modo di comunicare?

A mio avviso la comunicazione verbale non è così indifferente, ma conta sicuramente poco se non ne sei padrone… Conta però sicuro l’indicizzazione in cui una parola inserisce automaticamente un’immagine in un canale preferenziale. La Rete e i suoi fruitori, anche professionali, sono affamate di parole chiave, quelle che i social ora hanno trasformato in hashtag, senza la cui presenza anche la foto più bella potrebbe sparire in fretta nell’oblio e da esso risultare non più recuperabile.

Basterebbe ricordarsi di dargliela questa indicizzazione alle immagini, con parole giuste al momento dell’inserimento… Pigrizia? Forse, ma io credo che il problema sia legato più alla devastante ampiezza delle possibilità di scelta di mezzo e modalità, che confonde più che aiutare. Ora non basta essere padrone del mezzo macchina fotografica per farsi notare, ma di molto di più: fotocamera di vario genere e potenzialità, smartphone, videocamere, webcam, computer, software, web e derivati, archiviazione/backup, gestione e ottimizzazione, social media, sociale network, condivisione, valorizzazione… e mille mila altre problematiche che non sono alla portata di tutti o che creano una barriera per molti. Potremo evolvere la nostra tecnologia all’infinito, ma l’essere umano non evolve così in fretta se stesso.

Per chi non riesce l’unica soluzione è trovare qualcuno che lo fa per te… Pinterest ha persone che raggruppano volontariamente sotto un interesse prestabilito, e soprattutto con parole che lo qualificano, una certa immagine o gruppi di immagini, con la speranza di dargli lunga vita e diffonderle dove normalmente i loro creatori farebbero fatica ad arrivare. Una buona volontà gratuita e potente, da sfruttare appieno.

La comunicazione è evoluta? Più che altro lo sono evoluti i fruitori della stessa e di coloro che la fanno girare.
Una figura che potrebbe anche diventare remunerativa a mio avviso, come lo era in passato.
Ma queste sono altre storie…

Grazie a Pietro per l’interessante intervista! E tu cosa ne pensi del futuro della fotografia?

Phot credits articolo: Pietro Rocchetta Casadio

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Paola Sangiovanni

Co-founder di Pinterestitaly e Social Media Consultant in IAKI, agenzia di Social Media Marketing a Milano. Studia come mettere in contatto brand e persone e stimolare le conversazioni della community.

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