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All’i-lab LUISS di Roma utilizzano Pinterest per insegnare

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Abbiamo parlato diverse volte della possibilità di utilizzare Pinterest per insegnare. Abbiamo riportato interessanti case history straniere, condiviso infografiche e dato consigli. Ma questa è la prima volta che raccontiamo un esempio concreto di utilizzo di Pinterest in un corso di formazione in Italia. Il tutto avviene a Roma, presso i-lab LUISS, un laboratorio di sperimentazione imprenditoriale e uno spazio di co-working interamente allestito per tutti gli studenti dell’Università.

Simone Mariano

L’artefice di questa bella storia è Simone Mariano, Art Director freelance specializzato in branding per le start up. È stato proprio lui a contattarci e a raccontarci questa bella esperienza. Da una telefonata tra me e lui è nata questa intervista che ti consiglio vivamente di leggere.

1. Perché hai scelto proprio Pinterest in una lezione di branding per le start up?

Start-up vuol dire innovazione, capacità di evolvere, continuo adattamento, progettazione in fieri. Coerente con questi valori, volevo che la lezione stessa se ne facesse visibile interprete, uscendo dal rigido schema della docenza. Una lezione 2.0, insomma.

Da qui l’idea di renderla facilmente consultabile a posteriori, affidandola dalle mie parole alla rete: le board di Pinterest si prestano perfettamente alla divisione per argomenti. Volevo che la versione on-line fosse sempre aggiornabile con nuovi apporti e informazioni. E cosa c’è di più veloce di un Pin?! Infine – ed è questo l’apporto più importante e innovativo – volevo fosse contributiva, dove ognuno (dagli addetti ai lavori dell’i-lab LUISS agli studenti, coinvolgendo chiunque vi si fosse interessato) potesse mettere del suo a lezione conclusa, anche molto tempo dopo.

Le bacheche condivise permettono infatti di invitare chiunque allo sviluppo delle board, garantendo allo stesso tempo una selezione dei pinners. In altri termini, la mia ambizione era che la lezione non si concludesse col termine dell’orario prefissato ma, anzi, proprio da quel momento cominciasse una vita propria, per certi versi indipendente, sul web.

La mia fortuna è di avere la possibilità di testare un approccio così particolare in un ambiente giovane, con l’innovazione nel suo Dna come l’i-lab LUISS.

Per quanto riguarda invece l’interfaccia di Pinterest, durante la lezione vera e propria essa permette di sfruttare la divisione in board per scandire i passaggi da un argoment0 all’altro e un rapido accesso ai contenuti altrimenti sparsi per la rete. Consente, inoltre, di sfruttare i campi di testo delle board e dei Pin per parole e concetti chiave relativi ai singoli argomenti trattati.

2. Mi hai raccontato che per strutturare la lezione hai realizzato due tipologie di board. Ci spieghi nel dettaglio funzionalità e obiettivi di queste bacheche?

Sì, ho usato due tipologie di board. Le board numerate, che per comodità ho chiamato di percorso, rappresentano la teoria. Si parte, mantenendo un ordine, dagli archetipi di Jung alla creazione di un naming, sino alla teoria del colore. Raccolgono materiali, consigli, link essenziali, e le classiche grandi infografiche tanto sfruttate su Pinterest.

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A seguire ci sono le board nominate tips&tricks. Queste board rispondono alle necessità di individui che sono ancora agli inizi, bel lungi dall’aver verificato le ipotesi fiduciarie della loro idea di business, per le quali investire in un buon designer o in una agenzia creativa sarebbe prematuro. Si cerca quindi di fornire, in modo intuitivo e semplice, le migliori risorse della rete, utili per arrangiarsi nella creazione del loro primo marchio e della loro prima pagina web.

Sono queste le board dove la condivisione e l’aspetto evolutivo delle stesse acquisiscono maggior valore. Ogni persona contribuisce nel tempo, attraverso il proprio apporto, alla creazione di una grande raccolta di utility dall’accesso facile e libero. Parte di esse potranno poi essere sfruttate anche per la lezione successiva.

3. Come hanno reagito i ragazzi davanti a un’iniziativa di questo tipo? C’è stata partecipazione oppure erano scettici? Insomma, hai ottenuto i risultati che ti aspettavi?

Quando ho chiesto quanti utilizzassero Pinterest, circa una persona su dieci ha risposto sì. Alcuni, pochissimi, non lo conoscevano proprio. Il carattere open dei profili di Pinterest, tuttavia, è venuto in mio aiuto: anche senza essere iscritti, si può usufruire del materiale presente e degli aggiornamenti che io insieme allo staff i-lab Luiss e agli early adopters continuiamo a pinnare.

Una bella soddisfazione quando il giorno seguente ho constatato che alcuni dei primi followers del profilo erano neo-iscritti. C’è da dire che la lezione stessa è stata un esperimento, e, proprio per la sua natura magmatica, è destinata a migliorare col tempo e con i contributi di ognuno.

4. Dopo questa esperienza credi che Pinterest possa davvero essere un strumento valido per fare docenze? Se sì, per quale motivo?

Non sono un insegnante ma ho una madre che è stata professoressa tutta la vita, come anche lo era mio nonno. Riconosco nell’insegnamento una forte componente “sacrale”: perché la lezione riesca e si crei partecipazione, oltre alle competenze che il docente deve possedere, è essenziale passione e trasporto, ma anche strumenti e materiali di supporto.

Pinterest può essere per taluni argomenti un ottimo strumento per riunire quanto di buono si trova in rete e conferire alla lezione quella continuità e consultabilità di cui parlavo prima. D’altro canto è essenziale che l’insegnante ci metta del suo e che fornisca anche contenuti originali oltre che la propria esperienza. Per questo ho chiamato a dare il loro contributo alla lezione il copywriter Matteo Mastrogiacomo, per parlare di naming, e Gabriele Fronza, Co-founder di Pubster, per raccontare la sua esperienza.

Una funzione di Pinterest che mi sarebbe stata molto utile durante la lezione sarebbe stata quella di poter ordinare i vari pin all’interno delle board.

5. Hai qualche altra idea per il futuro nella quale Pinterest possa avere un certo rilievo?

Sono un Art Director specializzato in branding e sfrutto Pinterest in numerosi modi nel mio lavoro. Per prima cosa ispiro me stesso pinnando quanto di buono trovo in rete sul mio profilo personale. Ma non solo. Mi capita spesso di utilizzare le board condivise, anche quelle segrete, per poter comunicare con facilità ai miei grafici il mood che ho in mente per un cliente, invitandoli a fare lo stesso.

Se il cliente è spigliato e ha un buon rapporto con la tecnologia, invito persino lui a partecipare attivamente e a pinnare lui stesso i suoi competitor e le cose che vede in giro e che gli piacciono; ma anche quel che non gli piace, specificandolo nello spazio i commenti.

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Domenico Armatore

Papà di CommunityManagerFreelance.it, co-founder di Pinterestitaly e docente di Community Management e Pinterest Marketing per Ninja Marketing, Il Sole 24 Ore e altre realtà italiane. Co-autore dell'e-book "Pinterest per il business". Impallinato di musica tecno ed elettronica.

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