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"bla bla bla"

Pinterest tra immagini e parole

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Words are very unnecessary/ they can only do harm

Spesso mi ritornano alla mente le parole di Enjoy the Silence dei Depeche Mode, trovandomi d’accordo con le loro affermazioni in molte situazioni della vita off line. Nella vita di tutti i giorni, infatti, l’immagine in “real time” dei nostri interlocutori ci parla attraverso gesti, segnali, sguardi, offrendoci segni che decodificheremo in significati.

In rete, naturalmente, non può funzionare lo stesso meccanismo.

In controtendenza rispetto a questa mia introduzione è sempre più accesa la discussione riguardo l’ormai quasi obsoleta idea di seguire opinioni scritte, data l’esplosine di piattaforme, come Pinterest , Tumblr e Instagram, nelle quali dominano le immagini, spesso riportate senza descrizioni o altre indicazioni di sorta. La comunicazione in generale, e quella delle immagini nello specifico, è nei social network istantanea (basti pensare al meccanismo “scatta e pubblica” di Instagram), condivisa e continua.

Secondo Casey Newton, creatore di Crumblr, un blog di critica e cultura musicale, la scrittura on line sta vivendo un profondo periodo di crisi, poiché le tendenze sono a favore di una sempre maggiore presenza di immagini apparentemente “parlanti”. Newton parte da alcune considerazioni maturate nell’arco dei 4 anni della sua esperienza come m-blogger, i blog conteneti mp3 scaricabili con l’obiettivo di diffondere band emergenti o sconosciute al mainstream, coraggiosamente violando diverse regole di copyright, che stanno a suo avviso lentamente morendo a causa di piattaforme di condivisione in streaming o in cloud come Spotify. Con la fine degli m-blog, secondo Newton, sparirebbe del tutto la figura del “compilatore del gusto” e dello “scopritore” di novità.                                                                

Questo concetto può essere estendibile anche al di là della scrittura per la musica.

Il rischio maggiore, a mio avviso, è fondamentalmente quello della de-contestualizzazione.

In Pinterest, ad esempio, sono presenti molti pin non argomentati, conteneti semplici appunti, un nome scritto al volo, una semplice considerazione (ho contato parecchi “wow” e “amazing” nella mia navigazione). Solo apparentemente però si tratterebbe di junk-surfing, ovvero lo sharing conseguente a una navigazione veloce e disordinata: ogni pin, come abbiamo più volte ricordato su questo blog, riconduce a un link, spesso molto ben argomentato.

La funzione principale di Pinterest è palesemente quella di essere una grande lavagna virtuale in cui appuntare spunti e idee: non è, e non sarà mai a mio avviso, una piattaforma di microblogging, non essendo nato con questo scopo.

Diversa è la fruizione delle altre due piattaforme per immagini: Tumblr e Instagram. Se in Tumblr l’immagine non è argomenta, è però ricollegabile al filo conduttore che lega i vari post (in Tumblr la maggioranza dei blog è tematica, raramente si incontrano contenuti postati in maniera disordinata, e se lo sono, caso interessante, sono quelli con la presenza maggiore di scrittura), mentre Instagram è strettamente collegato alla funzionalità di geolocalizzazione e al senso del momento che si sta vivendo, trattandosi spesso di qualcosa di molto personale, o che solo una ristretta cerchia di contatti può comprendere.

Riguardo il problema della contestualizzazione, mi sono ritornate alla mente alcune dichiarazioni fatte dallo scrittore Arturo Pérez Reverte in occasione dell’uscita, nel 2007, del suo romanzo “Il pittore di battaglie”. La storia narra di Andres Faulques, un fotografo ormai in bolletta, minacciato da un ex-soldato croato a causa della pubblicazione in tutto il mondo di una sua foto, che lo ritraeva in pausa dagli scontri durante la guerra nei Balcani. Questa immagine era diventata fonte di guai per l’uomo: riconosciuto dai nemici serbi grazie ad essa, fu internato mentre sua moglie era stata uccisa dopo ignobili torture. Il soldato intendeva vendicarsi uccidendo il fotografo, causa delle sue disgrazie. L’opera di Reverte è palesemente un attacco nei confronti di quello che lo scrittore ha definito “lo strapotere delle immagini”.

In una intervista al Venerdì di Repubblica nell’autunno 2007, Reverte raccontò di aver scattato anni prima una foto ritratente due uomini di colore in armi, nella quale uno dei due premeva la suola della scarpa sul collo di un cadavere, tipo trofeo da safari:

“Ho scattato questa foto nel 77 in Etiopia. Il morto è un combattente Etiope. Gli altri due sono Eritrei. Beh, questa foto oggi è assolutamente priva di senso. Potrebbe prestarsi a qualsiasi uso. Essere utilizzata da Benetton per promuovere una nuova collezione di bermuda tropicali. Dicono che un’immagine vale più di mille parole. La verità è che oggi ci vogliono mille parole, mille didascalie per situare corretamente un’immagine.”                                                                                                      

(Il Venerdì di Repubblica, 2 Novembre 2007)

Un’ immagine è perfettamente leggibile se contestualizzata: anche una pubblicitaria, andando a riprendere l’esempio fatto dallo scrittore, è contestualizzata dal prodotto che pubblicizza e dalla brand image che automaticamente è richiamata nella testa di chi la osserva.

La scrittura per il web non sta morendo, né tanto meno annaspa: se da un lato è vero che “siamo ormai tutti blogger” condividendo materiali e aggiornando freneticamente status, dall’altro la cura del copywriting e tecniche di scrittura studiate ad hoc per l’engagement rendono alcuni contenuti vincenti rispetto ad altri.

È esplicativa in questo senso la Social Media Guide 2012 pubblicata da CMO: una piattaforma come Pinterest ha un voto molto basso per quel che riguarda la customer communication (ma è un elemento, come ha dichiarato Beatrice Nolli, sul quale si può senza dubbio lavorare, puntando al miglioramento) ma ottiene punti di eccellenza per quel che riguarda l’esposizione del brand in termini visuali, che riporta ad altre aree di approfondimento grazie alla presenza dei link, incrementando il traffico dei siti-fonte di immagini.

"Screenshot  Social Media Guide 2012"

Dettaglio della sezione su Pinterest della Social Media Guide 2012. Fonte: cmo.com

Se nella vita off line il silenzio spesso ci salva da situazioni sgradevoli, in quella on line la cura della parola è la carta vincente.

Spero di aver stimolato le tue riflessioni su un argomento da tempo molto acceso e caratterizzato da posizioni molto contrastanti.

Azzurra Tacente

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  1. rocksteadybeat 8 giugno, 2012 at 17:47

    Siamo un un mondo a velocità doppia, forse perchè tutti ci impongono di risparmiare tempo. In questo modo molte attività in rete devono correre più del dovuto. E proliferano piattaforme, applicazioni, azioni rapide che lasciano pochi sedimenti. Le immagini, che tuttavia hanno un potenziale comunicativo enorme, si prestano a questo paradigma. E la loro interpretazione rimane aperta a mille possibilità. A me piacerebbe difendere la scrittura sul web ma adeguandola al web e conservando i libri per la vera lettura.

  2. rocksteadybeat 8 giugno, 2012 at 17:47

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  3. rocksteadybeat 8 giugno, 2012 at 17:47

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  6. rocksteadybeat 8 giugno, 2012 at 17:47

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  7. rocksteadybeat 8 giugno, 2012 at 17:47

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  8. rocksteadybeat 8 giugno, 2012 at 17:47

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  9. Pinterestitaly 8 giugno, 2012 at 18:21

    Siamo d’accordo con te: inevitabilmente si tratta di stili e di approcci diversi alla scrittura. La funzione narrativa è differente e di conseguenza differente deve essere la struttura. Un media non va contro un altro: ci sono più case history che dimostrano come più dimensioni possano convivere e integrarsi. Quello che manca, a volte, è ben altro: la creatività e proposività, non credi? :)

  10. Pinterestitaly 8 giugno, 2012 at 18:21

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  11. Pinterestitaly 8 giugno, 2012 at 18:21

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  12. Pinterestitaly 8 giugno, 2012 at 18:21

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  14. Pinterestitaly 8 giugno, 2012 at 18:21

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  16. Pinterestitaly 8 giugno, 2012 at 18:21

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